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La Valle del Belice rappresenta il tipico caso di un’area riconosciuta sismica solo in seguito ai terremoti del 1968. Questo si verifica quando la sismicità è caratterizzata da LUNGHI PERIODI DI RITORNO, in questo caso nell’ordine di migliaia di anni.

Sebbene di MAGNITUDO MODERATA rispetto ai grandi terremoti distruttivi della Sicilia orientale, la sequenza sismica del 1968 ha prodotto uno scenario di danno assai grave per il verificarsi di numerose forti scosse nel giro di pochi giorni.

15 gennaio 1968, intensità massima = X° MCS
La scossa principale (di magnitudo 5.9) si è verificata il 15 gennaio, preceduta da quattro forti premonitrici. Nei giorni seguenti seguirono varie repliche, le più forti delle quali furono il 16 e 25 gennaio (di magnitudo rispettivamente 5.7 e 5.6). Questo ha determinato uno scenario di danneggiamento particolarmente grave: ciò che era ancora in piedi alle prime scosse sarebbe crollato del tutto con i terremoti successivi.
Gibellina, Montevago, Salaparuta e Poggioreale furono totalmente distrutti e pertanto si decise di ricostruirli altrove; S. Margherita del Belice, Partanna e S. Ninfa ebbero danni gravissimi ma mantennero lo stesso sito, sebbene profondamente modificato nell’assetto urbanistico.

Le vittime furono circa 300.
Molte altre località della Sicilia occidentale, inclusa Palermo, subirono danni rilevanti.

Terremoti

Terremoti

Terremoti

S.Margherita di Belìce: il palazzo del Gattopardo prima e dopo i terremoti del 1968

Salaparuta: la chiesa madre prima e dopo i terremoti del 1968

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