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L’isola di Vulcano, terza per dimensioni (22 km2), è la più meridionale dell’arcipelago, e dista non più di 20 km dalla costa settentrionale della Sicilia. Come tutte le altre isole, consiste interamente di rocce vulcaniche ed insieme con Stromboli, è l’unica che presenti ancora un’attività vulcanica.
Dall’ultima eruzione, nel 1888-1890, Vulcano è entrato in uno stato di diffusa attività fumarolica, visibile sulla spiaggia di Porto di Levante e sul cratere della Fossa di Vulcano, accompagnata da terremoti e da rigonfiamenti dei fianchi del cono. L’eruzione del 1888-1890 ha presentato delle caratteristiche peculiari che hanno giustificato l’introduzione dell’espressione eruzione vulcaniana per classificare tutte le eruzioni con caratteristiche similari (Mercalli , 1907).
L’isola, che s’innalza per più di 600 metri da una profondità di più di 1000 km (Gabbianelli et al. 1991), sorge, insieme con Lipari e Salina, lungo una struttura litosferica ribassata, orientata NNO-SSE, formatasi per i movimenti distensivi avvenuti negli ultimi 200 ka, responsabili anche dello sprofondamento del basamento ercinico (Barberi et al. 1994). Inoltre, la presenza della faglia trascorrente destra "Tindari-Letojanni" (Ghisetti , 1979, Gasparini et al. 1985 e Fabbri et al. 1980), potrebbe essere la responsabile dei principali collassi strutturali avvenuti a Vulcano.

L’attività magmatica subaerea è iniziata circa 120 ka fa, alla fine dell’ultima oscillazione del livello del mare, alternando fasi di emissione magmatica a collassi vulcano-tettonici e generando, in questo modo, una complessa ed articolata morfologia. La prima carta geologica è di Keller (1980b), poi seguita da numerosi lavori di dettaglio finalizzati alla ricostruzione di alcune particolari sequenze eruttive sull’isola (Frazzetta et al. 1983, De Astis et al. 1989 e Gurrieri et al. 1991). Grazie a questi lavori è stato possibile identificare 6 periodi di attività sull’isola (carta geologica cliccabile dell’isola):

Periodo I - L’attività di Vulcano Primordiale è iniziata 113 ka fa (De Astis et al. 1989 e Frazzetta et al. 1983) (datazioni K/Ar), con emissioni di lave tipo "aa" intercalate a scorie che hanno formato un vasto apparato centrale, i cui prodotti affiorano oggi lungo le coste occidentali, orientali e meridionali. La sua forma, allungata in direzione NW - SE, potrebbe essere stata causata dalla progressiva migrazione dei centri eruttivi lungo questa direzione. Sui versanti orientali del vulcano, i processi erosivi hanno portato alla luce sciami di dicchi con direzione radiale; solo alcuni di essi, tuttavia, appartengono a questo periodo. I collassi che si sono verificati hanno formato una caldera quasi perfettamente circolare (Caldera del Piano) troncata nella sua porzione settentrionale.

Periodo II - La seconda fase d'attività, è iniziata 98 - 78 ka fa da numerosi coni di scorie (M. Rosso, M. Molineddo, La Sommata, Piano Luccia) edificatisi all’interno della caldera, lungo faglie circolari esterne (circa 50 - 20 ka fa - Gelso, Quadrara, Spiaggia Lunga).

Periodo III - Nel terzo periodo di attività magmatica, circa 15 - 14 ka fa, si è formato il complesso di Lentia-Mastro Minico, i cui resti sono costituiti essenzialmente da cupole laviche esogene e colate molto viscose. Le vulcaniti che affiorano lungo le alte coste nord-occidentali sono attraversate dalle faglie circolari che si sono formate quando la struttura centrale dell’apparato è collassato, formando la Caldera della Fossa.

Periodo IV - L’attività vulcanica è ripresa nuovamente all’interno della nuova depressione (Caldera della Fossa) fra 15 e 8 ka fa, con l’emissione di colate piroclastiche e colate di lava da vari centri periferici, alcuni dei quali localizzabili in mare aperto (Tufi di Grotte dei Rossi). Le lave basiche del Monte Saraceno (il picco più alto dell’isola) chiudono questa fase di attività.

Periodo V - Circa 5.5 ka fa, nella nuova caldera, si è formato il grosso e tozzo cono de La Fossa, costituito da piroclastiti e lave viscose, alcune delle quali sono state emesse dal cono parassita di Forgia Vecchia (1727 d.C.). Dopo la crisi recente terminata nel 1995 e l’innalzamento delle temperature dei gas oltre i 700° C, il cratere è tornato alla normale attività fumarolica di media temperatura e qualche terremoto strumentale.

Periodo VI - L’ultimo apparato vulcanico è quello dì Vulcanello, formatosi come una piccola isola forse nel 183 a.C. e successivamente collegato a Vulcano da un istmo sabbioso. È formato da tre o quattro centri d'emissione allineati in direzione ENE-WSW che hanno emesso sottili colate di lava alcalina e scarsa attività freatomagmatica. La piattaforma lavica di Vulcanello, tagliata da un sistema di faglie con direzione NW-SE e N-S. L’ultima eruzione è avvenuta nel XVI secolo d.C. con l’emissione della lava trachitica della Valle del Roveto. Alle prime fasi di Vulcanello si fa risalire anche la formazione del Faraglione di Vulcano Porto, un blocco di lave e piroclastiti completamente fumarolizzato.

Proprio sotto al paese di Vulcano Porto e lungo tutto l’istmo che collega Vulcano a Vulcanello, è possibile notare la presenza di manifestazioni termali (fumarole e fanghi caldi).


Bibliografia

Barberi F., Gandino A., Gioncada A., La Torre P., Sbrana A. and Zenucchini C. (1994): The deep structure of the Eolian arc (Filicudi-Panarea-Vulcano sector) in light of gravity, magnetic and volcanological data. Journal of Volcanology and Geothermal Research, 61, 189-206.

De Astis G., Frazzetta G. and La Volpe L. (1989): I depositi di riempimento della Caldera del Piano e i depositi della Lentia. Bollettino G.N.V., 1989 (2), 763-778.

Fabbri A., Ghisetti F. and Vezzani L. (1980): The Peloritani-Calabria range and the Gioia basin in the Calabrian arc (Southern Italy): relationships between land and marine data. Geologica Romana, 19, 131-150.

Frazzetta G., La Volpe L. and Sheridan M.F. (1983): Evolution of the Fossa cone. Journal of Volcanology and Geothermal Research, 17, 329-360.

Gabbianelli G., Romagnoli C., Rossi P.L., Calanchi N. and Lucchini F. (1991): Submarine morphology and tectonics of Vulcano (Aeolian Islands, Southern Tyrrhenian Sea). Acta Vulcanologica, 1, 135-141.

Gasparini C., Iannaccone G. and Scarpa R. (1985): Fault-plane solutions and seismicity of the Italian peninsula. Tectonophysics, 117, 59-78.

Ghisetti F. (1979): Relazioni tra strutture e fasi trascorrenti e distensive lungo i sistemi Messina-Fiumefreddo, Tindari-Letojanni e Alia-Malvagna (Sicilia nord-orientale): uno studio microtettonico. Geologica Romana, 18, 23-58.

Gurrieri S., Donati G., Russo S., Ioppolo S., Maccarrone E. and Stagno F. (1991): Studio petrologico di piroclastiti del ciclo recente della Fossa e di Vulcanello (Isola di Vulcano, Isole Eolie, Italia). Memorie della Società Geologica Italiana, 10, 281-307.

Keller J.(1980): The island of Vulcano. Rendiconti Società Italiana di Mineralogia e Petrologia, 36 (1), 369-414.

Mercalli G. (1907): I vulcani attivi della Terra. 119 pp., Hoepli, U., Milan.


Testo di Vittorio Zanon ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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