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Attività dell'Etna, 20-22 febbraio 2013

Fig. 1. In alto: il cono del Nuovo Cratere di Sud-Est ripreso da Tremestieri Etneo, 2 febbraio 2013, prima della serie di episodi parossistici del 19-21 febbraio 2013; in basso una foto di paragone che mostra l'identica prospettiva dopo i parossismi, 22 febbraio 2013. Foto riprese da Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo

Dopo l'episodio di fontane di lava (parossismo) nel mattino del 19 febbraio 2013, il Nuovo Cratere di Sud-Est (NCSE) dell'Etna ha prodotto altri tre parossismi nelle 54 ore successive, che hanno notevolmente cambiato il profilo del suo cono (Fig. 1). Oltre agli episodi propri, alcune bocche eruttive apertesi alla base sud-orientale del cono del NCSE hanno emesso colate di lava anche negli intervalli di relativa calma fra un parossismo e un altro. Infine, la mattina del 22 febbraio, è rientrata in scena la Bocca Nuova, con un breve episodio di attività stromboliana intracraterica. Contemporaneamente con quest'ultimo episodio, l'attività effusiva alla base del cono del NCSE è fortemente diminuita, ma una lenta emissione di lava stava ancora continuando in tarda mattinata. L'attività eruttiva si è conclusa definitivamente nel primo pomeriggio del 22 febbraio; al momento (tarda mattinata del 23 febbraio 2013), il vulcano si trova in uno stato di quiete.

Fig. 2. Le prime fasi dell'episodio parossistico al Nuovo Cratere di Sud-Est del 20 febbraio 2013 mattina, documentate in questi frames che sono stati estratti da video ripreso da Klaus Dorschfeldt (la pubblicazione qui è grazie al gentile permesso dell'autore). a) poco dopo l'inizio del primo trabocco di lava attraverso la profonda lacuna nell'orlo sud-orientale del cratere, intorno alle ore 00:45 GMT (=ore locali -1); b) apertura di due bocche sul basso fianco sud-occidentale del cono del Nuovo Cratere di Sud-Est, alle ore 00:55 (sullo sfondo si vede una parte del vecchio cono del Cratere di Sud-Est); c) interazione esplosiva fra neve e lava emessa dalla nuova frattura eruttiva alla base sud-occidentale del cono, pochi minuti dopo l'immagine precedente; d) attività di fontana di lava dalle bocche alla base sud-occidentale del cono, intorno alle ore 01:00. Gli orari sono stati assegnati sulla base delle riprese delle telecamere di sorveglianza dell'INGV-Osservatorio Etneo. Immagini riprese dalla zona di Monte Arcimis, sul versante sud-orientale dell'Etna

Primo episodio parossistico del 20 febbraio 2013. Dopo la cessazione dell'episodio parossistico nel mattino del 19 febbraio, il livello del tremore vulcanico non era completamente rientrato su livelli normali; poco prima delle ore 23:00 GMT (=ore locali -1) dello stesso giorno è stato osservato un repentino aumento dell'ampiezza del tremore vulcanico, accompagnato da una ripresa dell'attività stromboliana al NCSE. Nel corso delle successive ore, l'attività eruttiva è gradualmente aumentata per produrre un trabocco lavico attraverso la fenditura che taglia l'orlo craterico alle ore 00:43 GMT (Fig. 2a). Alle 00:55 si è aperta una fessura eruttiva con almeno due bocche alla base della "sella" fra il vechio e il nuovo cono del CSE (Fig. 2b), che ha prodotto un'attività di spattering e la forte interazione della lava emessa da queste bocche e la neve sul terreno ha generato un'intensa attività esplosiva (Fig. 2c) che è durata circa 30 minutie. L'attività di queste bocche è gradualmente cresciuta consistendo in basse fontane di lava (Fig. 2d) ed emissione di un copioso flusso di lava che si è espanso prima verso sud, costeggiando ad est le bocche eruttive del 17 luglio 2001 a quota 2950 m, e poi ha girato verso sud-est, in direzione della stazione di monitoraggio multiparametrico, Belvedere. Alle ore 01:00, da almeno tre bocche - dall'ex "pittino" ad una bocca all'interno della fenditura che taglia l'orlo sud-occientale del NCSE - si alzavano fontane di lava fino a 100 m di altezza. 10 minuti dopo, i getti di lava incandescente raggiungevano altezze fino a 300 m sopra l'orlo craterico; tuttavia, le fontane erano molto discontinue ed erano cosparse di fortissime esplosioni. In questo intervallo, una colonna di cenere si è alzata alcuni chilometri sopra la cima dell'Etna, prima di essere piegata dal vento verso est. Le ricadute di scorie e cenere hanno interessato più o meno le stesse zone già colpite dalla ricaduta di tefra durante il parossismo precedente.

Fig. 3. I momenti culminanti e la fase finale dell'episodio parossistico al Nuovo Cratere di Sud-Est del 20 febbraio 2013 mattina, documentati in questi frames estratti da video ripreso da Klaus Dorschfeldt (la pubblicazione qui è grazie al gentile permesso dell'autore). a) e b) attività di una bocca eruttiva sul basso versante sud-orientale del cono del NCSE intorno alle ore 01:10 GMT, pochi minuti dopo l'apertura della bocca; c) apertura di un'altra bocca eruttiva alle ore 01:15 GMT circa, leggermente più ad est dalla bocca precedente; d) Colate di lava emesse da diverse bocche eruttive al Nuovo Cratere di Sud-Est in discesa verso la Valle del Bove. Immagini riprese dalla zona di Monte Arcimis, sul versante sud-orientale dell'Etna

Poco dopo le ore 01:00 GMT, una nuova bocca eruttiva si è aperta sul basso versante sud-orientale del cono del NCSE, producendo basse fontane di lava e una colata di lava ben alimentata (Fig. 3a, b), che si è espansa rapidamente in direzione dell'orlo della Valle del Bove. Intorno alle ore 01:15 GMT, si è aperta una seconda frattura eruttiva (Fig. 4c), leggermente più a est, dalla precedente, anch'essa fonte di un copioso flusso lavico diretto verso la Valle del Bove (Fig. 4d). Alle ore 01:24 GMT, molti getti di lava si sono alzati obliquamente verso ovest, causando una ricaduta molto abbondante di bombe vulcaniche incandescenti sul vecchio cono del SEC. Dopo le ore 01:30, l'altezza dei getti era 100-150 m, e fra le 01:40 e le 01:45, l'attività di fontana di lava è cessata, seguita da occasionali esplosioni stromboliane e una densa nube di cenere. Le colate di lava continuavano ad avanzare lentamente, e quella emessa dalla frattura alla base sud-occidentale del cono del NCSE si stava avvicinando sempre di più alla stazione di monitoraggio Belvedere (Fig. 4). Alle ore 02:00 l'episodio era sostanzialmente concluso, evidente anche dal rientro dell'ampiezza del tremore vulcanico su un livello normale.

Fig. 4. Questa scena ripresa dopo la fine dell'attività di fontane di lava dell'episodio parossistico al Nuovo Cratere di Sud-Est la mattina del 20 febbraio 2013 mostra colate laviche ancora in avanzamento sulla ripida parete occidentale della Valle del Bove (a destra) e nei pressi della stazione di monitoraggio "Belvedere" (marcata dalla "x" gialla), a sinistra. Una bocca eruttiva posta alla base del cono del Nuovo Cratere di Sud-Est (sullo sfondo a destra in alto) si è appena riattivata e sta emettendo un nuovo flusso di lava molto incandescente al centro. Foto ripresa da Marco Restivo (EtnaWalk) e pubblicata qui con gentile permesso dell'autore (foto originale su Flickr)

Fig. 5. Margine laterale della colata di lava uscita dalla frattura alla base della sella fra i due coni del Cratere di Sud-Est (nello sfondo a destra) durante il parossismo nelle prime ore del 20 febbraio 2013. Questa scena è vicino a Torre del Filosofo, a meno di 1 km a sud del Nuovo Cratere di Sud-Est; dietro la lava nuova si vedono i conetti formatisi all'inizio dell'eruzione di luglio-agosto 2001. Foto ripresa nella tarda mattinata del 20 febbraio 2013 da Francesco Ciancitto, INGV-Osservatorio Etneo

Circa un'ora dopo, alle 03:00 GMT, un nuovo leggero aumento dell'attività sismica e dell'ampiezza del tremore vulcanico hanno segnalato l'apertura di due piccole fratture eruttive poco a nord della stazione di Belvedere e circa 650 m a sud-est dal NCSE, ad una quota di approssimativamente 2850 m. Queste fratture hanno prodotto una modesta attività di spattering e piccole colate di lava, che hanno cominciato a riversarsi verso la Valle del Bove sulle lave eruttate alcune ore prima. L'attività da queste nuove fratture si è protratta nelle ore successive con una generale tendenza in lenta decrescita, fino alle 10:40 GMT circa, quando questa tendenza si è invertita e tutti i parametri monitorati hanno cominciato a mostratre un nuovo incremento dell'attività.

Nello stesso intervallo, un sopralluogo effettuato da personale INGV-OE, ha rivelato che il volume di lava emesso dalla frattura alla base sud-occidentale del cono del NCSE, sotto la sella che separa questo cono da quello vecchio del CSE (Fig. 5), era notevolmente superiore a quello emesso durante il parossismo del 19 febbraio dalla zona del "pittino". Il campo lavico si era espanso in direzione di Belvedere con una larghezza di diverse centinaia di metri, costeggiando la pista fuoristrada che collega il "bivio Belvedere" con Torre del Filosofo (Fig. 6). Alcuni fronti lavici avevano raggiunto e invaso la zona degli strumenti di Belvedere, mentre un altro flusso l'aveva superata a sud, riversandosi in direzione della Valle del Bove e formando tre rami il più lungo dei quali si è espanso per un centinaio di metri sul ripido versante occidentale della Valle.

Fig. 6. Panoramica dell'area a sud-sudest del Nuovo Cratere di Sud-Est, dopo l'episodio parossistico nel mattino del 20 febbraio 2013. In primo piano si vede il campo lavico emesso durante il parossismo nella notte dalla frattura apertasi alla base della sella fra i due coni del Cratere di Sud-Est (sullo sfondo), che si è espanso in direzione della stazione di monitoraggio, Belvedere (la zona visibile a destra in una sorta di foschia di gas bluastro). Mosaico di 6 foto riprese da Francesco Ciancitto, INGV-Osservatorio Etneo

Fig. 7. Nube di cenere bicolore, emessa dalla bocca più occidentale nel Nuovo Cratere di Sud-Est (ex "pittino") alle ore 12:15 GMT del 20 febbraio 2013. In questa immagine, ripesa dalla zona di Serra Vavalaci nella parete sud-occidentale della Valle del Bove, si vede anche - a destra - la nube di gas bluastro emesso dalle fessure eruttive alla base sud-orientale del cono del Nuovo Cratere di Sud-Est. Foto ripresa da Francesco Ciancitto, INGV-Osservatorio Etneo

Secondo episodio parossistico del 20 febbraio 2013. Nell'intervallo fra le ore 10:40 e 11:00 GMT del 20 febbraio 2013, si è osservato un aumento del degassamento dal NCSE, e ha ripreso, alle fessure eruttive a quota 2850 m, una vivace attività di spattering. Alle ore 10:57, la bocca principale del NCSE ha cominciato ad emettere cenere. Pochi minuti dopo hanno iniziato anche delle esplosioni stromboliane. Per più di un'ora, l'attività stromboliana è andata avanti con fluttuazioni e accompagnata da variabili quantità di cenere. Dopo le ore 11:45, è notevolmente aumentata la quantità di cenere, simultaneamante l'attività esplosiva all'interno del cratere ha preso il carattere di fontana di lava con getti alti circa 100-150 m, però alle 11:55, l'attività ha mostrato una forte diminuzione e alle 12:00 l'emissione di cenere era ridotta ad occasionali sbuffi poco energetici, continuando in questa maniera per quasi un quarto d'ora.

Alle ore 12:13 GMT, dalla bocca del "pittino" nella parte occidentale del NCSE, si sono alzati energetici sbuffi di cenere, inizialmente di color grigio scuro ma dopo un minuto assieme alla cenere grigia scura è stata emessa anche cenere di color marrone, indicando un alto contenuto in materiale litico (Fig. 7). Dopo alcuni minuti, l'emissione di cenere marrone è terminata mentre è continuata l'emissione di cenere grigia dalla bocca al centro del NCSE.

Ancora una volta, per un intervallo di più di un'ora, l'attività è andata avanti con fluttuazioni e senza mostrare una tendenza decisa; periodicamente il contenuto in cenere vulcanica nelle emissioni è diminuito per aumentare nuovamente dopo alcuni minuti, alternandosi con forti esplosioni strobmoliane e discontinue, basse fontane di lava.

Le stesse fluttuazioni nell'intensità dell'attività eruttiva sono state visibili anche nell'attività di spattering dalle bocche a quota 2850, alla base sud-orientale del cono del NCSE, dove si alternavano intervalli di tranquilla emissione di lava con vivace attività di spattering e piccole fontane di lava. Alle ore 13:20 GMT, una serie di fortissime esplosioni dal NCSE ha annunciato la fase parossistica di questo episodio, con alte fontane di lava, copiosa emissione di cenere, e l'emissione di lava anche dalle bocche eruttive all'interno del NCSE. L'inizio di questa fase è riportata nella Fig. 8, mentre la Fig. 9 mostra alcuni momenti della fase parossistica documentati dalle telecamere mobili visiva e termica dell'INGV-OE sulla Schiena dell'Asino, attivate poco dopo il parossismo di 12 ore prima. Anche l'attività alle bocche a quota 2850 m alla base sud-orientale del cono del NCSE, ha preso il carattere di fontane di lava, con getti alti fino a 50 m (Fig. 10).

Fig. 8. Inizio della fase parossistica del secondo episodio eruttivo del 20 febbraio 2013 al Nuovo Cratere di Sud-Est, visto da sud (zona Cisternazza) verso le ore 13:20. Dal cono del cratere si alzano nubi di polvere sollevate dalla ricaduta di bombe vulcaniche dopo alcune esplosioni particolarmente violente. Alla base sud-orientale (destra) del cono, due basse fontane di lava marcano le fessure eruttive apertesi a quota 2850 m circa alla fine del parossismo precedente. Foto ripresa da Francesco Ciancitto, INGV-Osservatorio Etneo

Fig. 9. Immagini riprese durante l'acme del parossismo nel primo pomeriggio del 20 febbraio 2013 dalle telecamere mobili visiva (a sinistra) e termica (a destra) dell'INGV-OE sulla Schiena dell'Asino.

Fig. 10. Durante l'apice dell'episodio parossistico nel primo pomeriggio del 20 febbraio 2013, le fontane di lava si sono alzate non solo dalle bocche principali all'interno del Nuovo Cratere di Sud-Est (in alto), ma anche dalle bocche apertesi sul basso fianco del cono e alla sua base, a quota 2850 m circa (in basso). Foto riprese dalla Schiena dell'Asino da Michele Mammino e pubblicate qui con gentile permesso dell'autore.

Durante la fase di più intensa attività di fontane e colate di lava ed emissione di cenere, intorno alle ore 13:30 GMT, si è riattivata la frattura eruttiva nella sella sotto l'ex "pittino", sul fianco sud-occidentale del cono del NCSE, emettendo una colata di lava che ha coperto in parte il campo lavico emesso dalla stessa frattura durante il parossismo precedente, senza però raggiungere la zona di Belvedere. Infine, una colata lavica ben alimentata sembra essere uscita anche dalla bocca principale del NCSE, prendendo la solita strada attraverso l'ampia lacuna che taglia l'orlo sud-orientale del cratere.

L'attività parossistica è continuata, nella sua massima intensità, per poco più di 20 minuti; poco dopo le ore 13:40 GMT si è osservata una diminuzione nell'altezza delle fontane di lava, che successivamente sono divenute anche discontinue per passare, verso le ore 14:00, a un'attività principalmente caratterizzata da emissione di cenere, che, anch'essa, è progressivamente diminuita per cessare completamente poco dopo le ore 14:35 GMT. E' diminuita anche l'attività delle fessure eruttive intorno a quota 2850 m a sud-est del cratere, senza però cessare del tutto; invece è continuata l'emissione di lava ad un tasso relativamente basso, alimentando due flussi di lava diretti in Valle del Bove e lunghi circa 1.5-2 km (Fig. 11). Tale attività è continuata per tutta la serata del 20 febbraio e oltre la mezzanotte, accompagnata da occasionali esplosioni stromboliane al NCSE, nonché frequenti crolli di materiale ancora caldo dal fianco esterno e dalle pareti interne del cratere.

Fig. 11. Attività effusiva dalle bocche a quota 2850, nei pressi di Belvedere, dopo il tramonto del 20 febbraio 2013, ripresa dalla telecamera mobile visiva dell'INGV-Osservatorio Etneo sulla Schiena dell'Asino (MBV).

Episodio parossistico del 21 febbraio 2013. Alle ore 01:33 GMT del 21 febbraio 2013, in un punto poco sull'alta parete occidentale della Valle del Bove, immediatamente sotto la stazione di monitoraggio di Belvedere, si è aperta una nuova bocca effusiva (Fig. 12a, b), dalla quale è uscita una colata di lava, che ha subito causato la fusione della neve presente sul terreno, generando una serie di lahars (Fig. 12c, d). Nella discesa verso la Valle del Bove, questi lahars si sono scontrati con le colate laviche calde emesse nelle ore precedenti dalle bocche a 2850 m, generando voluminose nubi di vapore (le immagini termiche riprese dalla telecamera mobile di Schiena dell'Asino MBT non fanno discernere se queste nubi contenevano anche cenere).

Fig. 12. Apertura di una nuova bocca effusiva sotto il Belvedere e emissione di una colata di lava con formazione di lahars, a partire dalle ore 01:33 GMT del 21 febbraio 2013, documentata dalla telecamera mobile termica dell'INGV-Osservatorio Etneo sulla Schiena dell'Asino (MBT). L'immagine (a) mostra il sito immediatamente prima dell'apertiura della bocca, che si vede nel frame (b); frames (c) e (d) mostrano la discesa di lahars verso la Valle del Bove e l'interazione con la lava calda emessa in precedenza.

Fig. 13. Un'immagine suggestiva ripresa durante il parossismo della mattinata del 21 febbraio 2013. A sinistra, si vede la colata lavica alimentata dalla bocca apertasi sotto il Belvedere alle ore 00:33 GMT del 21 febbraio 2013 (a sinistra), mentre le colate più luminose e più voluminose al centro e a destra vengono dal Nuovo Cratere di Sud-Est e le bocche eruttive alla sua base a quota 2850 m. Il cratere stesso è nascosto nella copertura nuvolosa la cui base è visibile nella parte alta dell'immagine. Foto ripresa da Antonio Zimbone e pubblicata qui con gentile permesso dell'autore.

Nel corso delle ore successive, è continuata l'attività effusiva sia alle bocche effusive a quota 2850 m e quella nuova, a quota 2800 circa. Già a partire dalle ore 02:00 GMT si è osservata una graduale ripresa dell'attività stromboliana al NCSE, che alle ore 03:40 era diventata praticamente continua, anche se i getti incandescenti si sono alzati non più di 100 m sopra l'orlo craterico. Come di consuetudine, si è osservato anche l'aumento dell'ampiezza del tremore vulcanico. Le osservazioni sono state progressivamente ostacolate da una coltre nuvolosa in area sommitale, che dalle ore 04:00 copriva interamente il NCSE; tuttavia, alle ore 04:40 GMT, le nuvole venivano illuminate da un intenso bagliore, marcando l'inizio della fase di fontane di lava di questo nuovo episodio parossistico. Alle 04:45, una larga colata di lava ha cominciato ad uscire dalla base della copertura nuvolosa, prendendo lo stesso percorso delle lave precedenti. Una nube di cenere, invisibile con i mezzi di osservazione visiva, è stata spinta dal vento verso nord, con ricadute di cenere nell'area fra Randazzo e Linguaglossa, a Patti sulla costa tirrenica della Sicilia, e persino a Lipari.

Fig. 14. Vista da Santa Venerina, sul versante est-sudest dell'Etna, di due colate di lava alimentate dalle bocche a 2800 m circa (sotto il Belvedere, a sinistra) e a 2850 m circa (a nord di Belvedere, a destra), nella serata del 21 febbraio 2013. Foto ripresa da Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo

Fig. 15. Questa immagine estratta da video registrata dalla telecamera termica dell'INGV-Osservatorio Etneo a Monte Cagliato mostra l'emissione di uno sbuffo di gas caldo (indicato dalla freccia) dalla Bocca Nuova, durante l'episodio eruttivo al medesimo cratere, alle ore 07:05 GMT del 22 febbraio 2013. Si vedono inoltre le colate di lava ancora attive, emesse dalle bocche a quota 2800 e 2850 m circa, nei pressi di Belvedere.

Dopo la cessazione di questo quarto parossismo in poco più di due giorni, è continuata l'attività effusiva sia dalle bocche eruttive a quota 2850 m, sia dalla bocca sotto il Belvedere a quota circa 2800 m, alimentando due colate laviche che si espandevano fino alla base della ripida parete della Valle del Bove, a circa 2 km dalle bocche. Tale attività, che nella serata è stata accompagnata anche da sporadiche e piccole esplosioni stromboliane dal NCSE, si è protratta fino alla mattina del 22 febbraio, intorno alle ore 06:00 quando un nuovo aumento dell'ampiezza del tremore vulcanico ha segnalato l'inizio di un nuovo episodio eruttivo. Le condizioni di discreta visibilità e le immagini termiche trasmesse dalle telecamere di Monte Cagliato, sulla Schiena dell'Asino e sulla Montagnola, hanno permesso di costatare che questo episodio non stava avvenendo al NCSE, ma alla Bocca Nuova. Nell'intervallo fra le ore 06:30 e 07:15 GMT, sono stati emessi numerosi sbuffi energetici di vapore a temperatura relativamente alta (Fig. 15).

Tali sbuffi erano anche ben visibile dal settore meridionale dell'Etna, come evidenzia la serie di foto nella Fig. 16, che sono state riprese da Tremestieri Etneo, alle ore 06:47-06:48 GMT. La presenza di nubi in area sommitale non ha permesso di osservare, tramite i sistemi di sorveglianza visiva e termica, eventuali lanci di materiale incandescente sopra l'orlo della Bocca Nuova; tuttavia è molto probabile che all'interno del cratere era in corso una modesta attività stromboliana. Alle ore 07:15 GMT circa, l'ampiezza del tremore vulcanico ha iniziato a scendere, e l'emissione di sbuffi di vapore è diminuita.

Contemporaneamente, anche l'emissione di lava dalle due bocche effusive alla base sud-orientale del cono del NCSE e sotto il Belvedere è diminuita ed è terminata durante il pomeriggio del 22 febbraio, quando le immagini trasmesse dalla telecamera termica di Monte Cagliato hanno mostrato tutto il campo lavico sulla parete occidentale della Valle del Bove in raffreddamento.

Fig. 16. Uno dei più energetici sbuffi di vapore emessi dalla Bocca Nuova durante l'episodio di modesta attività eruttiva nella mattina del 22 febbraio 2013, visto da Tremestieri Etneo, 30 km a sud dalla cima dell'Etna. Foto riprese fra le ore 06:47 e 06:48 GMT del 22 febbraio 2013 da Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo

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