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20 anni fa: l'eruzione etnea del 1991-1993

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La sera del 20 marzo 1992, la spettacolare vista dal Monte Zoccolaro, sulla cresta meridionale della Valle del Bove, comprendeva la vasta colata di lava in discesa verso Zafferana Etnea (che è fuori dall'immagine a destra), e le luci dei centri abitati sul basso fianco orientale dell'Etna, fra cui Giarre e Riposto. Foto di Boris Behncke, INGV-Osservatorio Etneo (Catania)

L'ultima grande eruzione etnea del XX secolo ha inizio nella mattinata del 14 dicembre 1991, quando si aprono alcune fessure eruttive sia sul versante settentrionale del cono del Cratere di Sud-Est (per intenderci, quello che ora viene spesso chiamato "vecchio" per distinguerlo dal nuovo cono, che si è formato durante l'attività parossistica del 2011-2012), sia sul fianco SSE del cono. Una breve ma intensa crisi sismica ha preceduto questa nuova eruzione, che dà luogo ad una vivace attività stromboliana che si esaurirà dopo poche ore, mentre la frattura a SSE continua a propagarsi verso il basso, da una quota di circa 3000 m fino a 2700 m. La parte più alta di questa nuova frattura produce fontane di lava e due piccole colate di lava che avanzano qualche centinaio di metri verso l'orlo occidentale della Valle del Bove; dopo circa 4 ore anche questa attività finisce. Tuttavia, dalla terminazione SSE della fessura eruttiva, il suolo continua a fratturarsi verso valle, e si registra un'intensa attività sismica - segni che annunciano che l'eruzione non è finita, ma deve ancora cominciare davvero.

Una nuova fase eruttiva comincia nella notte fra il 14 e il 15 dicembre 1991, con l'apertura di una fessura eruttiva nella parete occidentale della Valle del Bove, a circa 2200 m di quota. Da una serie di bocche si osserva un'intensa attività stromboliana e l'emissione di voluminose colate di lava, la più importante dalla parte bassa della frattura. La lava comincia a scendere rapidamente verso il fondo della Valle del Bove, nella sua parte meridionale, poi avanza verso est, in direzione del ripido pendio del Salto della Giumenta (quota 1300-1400 m circa), dove la Valle del Bove passa nell'adiacente Val Calanna. Il giorno 24 dicembre, la lava raggiunge il Salto della Giumenta e formando spettacolari cascate, si riversa verso la Val Calanna, la quale viene gradualmente colmata nei giorni successivi, e alla fine di dicembre i fronti lavici più avanzati hanno raggiunto una distanza di 6.5 km dalle bocche eruttive.

Durante le prime settimane dell'eruzione, le bocche eruttive poste nella parte alta della fessura attiva mostrano un'intensa attività stromboliana, però a partire da metà gennaio 1992 l'attività esplosiva comincia a diminuire e a marzo continua soltanto l'emissione di lava accompagnato da degassamento.

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Il teatro prinicpale dell'eruzione del 1991-1993, visto dal Monte Zoccolaro, sulla cresta meridionale della Valle del Bove, la sera dell'1 gennaio 1992, dopo due settimane di attività eruttiva dalla frattura apertasi il 15 dicembre nella parete occidentale della Valle del Bove, nella parte centro-sinistra dell'immagine. In alto si vedono i coni della Montagnola (a sinistra) e dei crateri sommitali (a destra). La lava ha già attraversato tutta la Valle del Bove da ovest a est, scendendo poi verso la Val Calanna, una stretta valle che si apre verso l'abitato di Zafferana Etnea. Foto ripresa da Giuseppe Scarpinati

 


 

Visto il rapido avanzamento della colata lavica in direzione dell'abitato di Zafferana Etnea, che porta i fronti lavici fino a soli 2 km di distanza alla fine dell'anno 1991, si decide di costruire un terrapieno attraverso Portella Calanna, la parte più orientale di Val Calanna, dove la valle si stringe e piega verso sud, in direzione di Zafferana. Tale barriera viene eretta ortogonalmente alla direzione della colata, con lo scopo di arrestare il suo avanzamento piuttosto che deviarla. Nella costruzione partecipano l'Esercito e i Vigili del Fuoco, ma anche imprese private. Durante le prime tre settimane di gennaio 1992 i lavori continuano, per erigere un terrapieno lungo 234 m e alto 20 m, così creando un bacino artificiale a monte, dove la lava può accumularsi senza avanzare ulteriormente verso Zafferana. La speranza è quella che l'eruzione non durerà sufficientemente a lungo per permettere alla lava di riempire completamente il bacino artificiale, o che i tassi effusivi si abbasseranno, interrompendo il flusso lavico fino a questa distanza.

L'eruzione invece continua senza mostrare alcun segno di diminuzione. A metà marzo, la lava tocca per la prima volta la base del terrapieno. Nel frattempo, la colata lavica si è ingrottata su gran parte del suo percorso. Ciò permette alla lava fluida di viaggiare all'interno di gallerie, o tunnel lavici, che la proteggono dalla perdita di calore, rendendo il trasporto più efficace. Il bacino destinato a "catturare" la lava si riempie rapidamente, e finalmente la lava raggiunge la cresta del terrapieno e comincia a tracimare, nel pomeriggio dell'8 aprile 1992. Da qui, la lava si riversa rapidamente verso valle, in direzione di Zafferana Etnea.

Per guadagnare tempo, si fanno disperati sforzi per costruire una serie di terrapieni più piccoli a valle; allo stesso tempo cominciano i lavori per un intervento più articolato a monte, con lo scopo di interrompere l'apporto lavico praticamente alla fonte. Per questo si fanno, inizialmente, una serie di prove nella zona di Val Calanna, con l'applicazione di esplosivi su alcuni piccoli tunnel lavici per vederne gli effetti. Ciò mette in evidenza che dovuto alla sua natura scoriacea, la pietra lavica assorbe una buona parte dell'energia delle esplosioni e così le rende meno efficaci.

Nel frattempo, la lava supera rapidamente le tre barriere costruite freneticamente nella stretta valle che porta a Zafferana Etnea. Il giorno 14 aprile, la colata raggiunge una zona pianeggiante nei pressi del Piano d'acqua,

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La lava scende in diversi rami sul ripido pendio del Salto della Giumenta, al termine sud-orientale della Valle del Bove, riversandosi nella sottostante Val Calanna. Foto ripresa nella notte dell'1 gennaio 1992 da Giuseppe Scarpinati

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Dall'1 gennaio 1992 sono in corso i lavori per la costruzione di una grande barriera attraverso l'uscita orientale di Val Calanna, denominata Portella Calanna. Tale barriera è pensata di creare un bacino artificiale capace di rallentare l'avanzamento della lava verso l'abitato di Zafferana Etnea, distante solo 2 km. Foto ripresa il 4 gennaio 1992 da Giuseppe Scarpinati

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Nel pomeriggio dell'8 aprile 1992, la lava comincia a superare la barriera artificiale costruita attraverso Portella Calanna tre mesi prima, alimentando un flusso lavico che si riversa rapidamente in direzione di Zafferana Etnea. Questa vista aerea è tratta dal libretto "L'eruzione 1991-1992 dell'Etna e gli interventi per fermare o ritardare l'avanzata della lava" di Barberi et al. (1992)

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La lava scende in diversi rami sul ripido pendio del Salto della Giumenta, al termine sud-orientale della Valle del Bove, riversandosi nella sottostante Val Calanna. Foto ripresa nella notte dell'1 gennaio 1992 da Giuseppe Scarpinati

L'ultima grande eruzione etnea del XX secolo ha inizio nella mattinata del 14 dicembre 1991, quando si aprono alcune fessure eruttive sia sul versante settentrionale del cono del Cratere di Sud-Est (per intenderci, quello che ora viene spesso chiamato "vecchio" per distinguerlo dal nuovo cono, che si è formato durante l'attività parossistica del 2011-2012), sia sul fianco SSE del cono. Una breve ma intensa crisi sismica ha preceduto questa nuova eruzione, che dà luogo ad una vivace attività stromboliana che si esaurirà dopo poche ore, mentre la frattura a SSE continua a propagarsi verso il basso, da una quota di circa 3000 m fino a 2700 m. La parte più alta di questa nuova frattura produce fontane di lava e due piccole colate di lava che avanzano qualche centinaio di metri verso l'orlo occidentale della Valle del Bove; dopo circa 4 ore anche questa attività finisce. Tuttavia, dalla terminazione SSE della fessura eruttiva, il suolo continua a fratturarsi verso valle, e si registra un'intensa attività sismica - segni che annunciano che l'eruzione non è finita, ma deve ancora cominciare davvero.

Una nuova fase eruttiva comincia nella notte fra il 14 e il 15 dicembre 1991, con l'apertura di una fessura eruttiva nella parete occidentale della Valle del Bove, a circa 2200 m di quota. Da una serie di bocche si osserva un'intensa attività stromboliana e l'emissione di voluminose colate di lava, la più importante dalla parte bassa della frattura. La lava comincia a scendere rapidamente verso il fondo della Valle del Bove, nella sua parte meridionale, poi avanza verso est, in direzione del ripido pendio del Salto della Giumenta (quota 1300-1400 m circa), dove la Valle del Bove passa nell'adiacente Val Calanna. Il giorno 24 dicembre, la lava raggiunge il Salto della Giumenta e formando spettacolari cascate, si riversa verso la Val Calanna, la quale viene gradualmente colmata nei giorni successivi, e alla fine di dicembre i fronti lavici più avanzati hanno raggiunto una distanza di 6.5 km dalle bocche eruttive.

Durante le prime settimane dell'eruzione, le bocche eruttive poste nella parte alta della fessura attiva mostrano un'intensa attività stromboliana, però a partire da metà gennaio 1992 l'attività esplosiva comincia a diminuire e a marzo continua soltanto l'emissione di lava accompagnato da degassamento.

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Il teatro prinicpale dell'eruzione del 1991-1993, visto dal Monte Zoccolaro, sulla cresta meridionale della Valle del Bove, la sera dell'1 gennaio 1992, dopo due settimane di attività eruttiva dalla frattura apertasi il 15 dicembre nella parete occidentale della Valle del Bove, nella parte centro-sinistra dell'immagine. In alto si vedono i coni della Montagnola (a sinistra) e dei crateri sommitali (a destra). La lava ha già attraversato tutta la Valle del Bove da ovest a est, scendendo poi verso la Val Calanna, una stretta valle che si apre verso l'abitato di Zafferana Etnea. Foto ripresa da Giuseppe Scarpinati

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