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L'isola di Pantelleria, con un'area di 84 km2 sorge nello Stretto di Sicilia, a circa 100 km dalla costa sudorientale della Sicilia e a soli 70 km dalle coste del Nord Africa. È ubicata nel Rift di Pantelleria, il cui fondo è costituito da crosta continentale (con uno spessore di soli 20-21 km) e rappresenta la parte emersa di una struttura vulcanica costituita da lave e depositi piroclastici di composizione che, da basalto alcalino, raggiunge i termini pantelleritici e trachitico-pantelleritici, fino a trachitico-comenditici (Civetta et al., 1998). Pertanto, comprendendo anche la parte sommersa, l'apparato vulcanico è complessivamente alto circa 1400 m.

Geologicamente, l'isola si compone di due porzioni separate da un sistema di faglie orientate NE-SW, che costituiscono una discontinuità crostale lungo la cresta assiale del rift (Civetta et al., 1998). Nel settore nordoccidentale affiorano colate laviche basaltiche, che hanno generato sequenze spesse anche più di 100 m (Fulignati et al., 1997), la cui emissione, avvenuta tra 118 ka e 29 ka, è stata controllata dalla apertura di fratture orientate NW-SE. Nel settore sudorientale si trovano quasi esclusivamente rocce siliciche e peralcaline associate a strutture calderiche di età compresa tra 324 ka e 4 ka (Civetta et al., 1984, 1988; Mahood & Hildreth, 1986). (Carta geologica cliccabile - Orsi, 2003).

La storia geologica di Pantelleria si suddivide in due parti principali, la prima precedente alla messa in posto del Tufo Verde (~50 ka, Cornette et al., 1983) e la seconda successiva. La storia successiva all'emissione del Tufo Verde è stata suddivisa da Civetta et al., (1988) in sei cicli silicici, a volte intercalati con eruzioni basaltiche. Il Tufo Verde rappresenta il primo ciclo.

Periodo pre-Tufo Verde (>50 ka)

La ricostruzione geologica di questa porzione dell'apparato vulcanico è resa difficoltosa dalla carenza di affioramenti indicativi, causata dall'erosione marina, dal collasso della parte centrale dell'isola e dalla copertura del Tufo Verde. I prodotti più antichi (325 ka) affiorano in forma di cupole laviche presso Scauri. Successivamente, per 200 ka sono stati prodotti grandi espandimenti lavici e piroclastici da vari centri eruttivi, fino a circa 114 ka, quando un collasso vulcano-tettonico, probabilmente successivo ad una grossa eruzione, ha portato alla formazione della "Caldera La Vecchia", estesa per 42 km2 (Mahood & Hildreth, 1986). La formazione di fratture anulari pericalderiche, che hanno alimentato vari edifici vulcanici di piccole dimensioni, ha controllato, per un periodo compreso che va da 106 a 79 ka anni fa, la distribuzione dei successivi prodotti vulcanici. Poi, circa 67 ka, sono state eruttate colate laviche pantelleritiche voluminose, che oggi costituiscono principalmente l'ampio scudo di Cuddia Attalora.

Eruzione del Tufo Verde e formazione della caldera dei Cinque Denti (~50 ka)

Circa 45 ka, una serie di violentissime esplosioni hanno portato alla formazione di uno spesso deposito piroclastico che oggi ricopre la maggior parte dell'isola: il Tufo Verde di Pantelleria. Questo evento eruttivo ha generato depositi da flusso piroclastico, flusso idromagmatico e depositi da caduta di pomici per un volume complessivo di circa 2.5 km3 (Orsi & Sheridan, 1984), che si sono spinti a varie centinaia di chilometri ad est dell'isola. Durante questa eruzione si è generata la "Caldera dei Cinque Denti" (Mahood & Hildreth; 1986 o "Caldera del Monastero" (Civetta et al.; 1984) con dimensioni di 6 x 7 km. I depositi finali del Tufo Verde riempiono parzialmente la caldera, indicando una contemporaneità degli eventi. I depositi di questa eruzione sono zonati da base a tetto da pantellerite a trachite comenditica (Civetta et al., 1984).

Attività vulcanica successiva al Tufo Verde (<50 ka)

L'attività vulcanica è proseguita dopo la formazione della caldera, in vari cicli eruttivi, probabilmente intervallati da stasi non sempre riconoscibili. In una prima fase (44 e 35 ka) sono state emesse lave e colate piroclastiche a composizione trachitica nella parte sudorientale della caldera dei Cinque Denti (o Monastero), che hanno formato il vulcano di Monte Gibele, e hanno riempito i 2/3 della caldera. Circa 18 ka il sollevamento della porzione centro-settentrionale della caldera ha portato alla formazione della Montagna Grande, la cima più alta dell'isola. Secondo alcuni autori essa rappresenta una cupola lavica (Rittmann 1967; Villari 1974; Wright 1980; Cornette et al. 1983; Civetta et al. 1984), ma Mahood & Hildreth (1986) e Orsi et al. (1991) hanno dimostrato la sua origine per semplice sollevamento litostatico di materiale eruttato precedentemente dal M. Gibele. Alcune eruzioni recenti (laviche e pliniane di composizione di nuovo evoluta) sono avvenute in un periodo tra 18 e 3 ka da numerosi centri eruttivi pericalderici ubicati in corrispondenza di fratture radiali. I depositi piroclastici possono raggiungere anche i 40 m di spessore in prossimità del centro eruttivo di Cuddia Randazzo, mentre solo pochissimi eventi hanno generato l'emissione di materiale basaltico.

L'attività eruttiva più recente risale al 1831 ed è avvenuta in corrispondenza di un sistema di fratture eruttive subacquee, ubicate a circa 4 km a nord dell'attuale porto di Pantelleria. Inoltre, sull'isola è presente un termalismo diffuso, rappresentatato da fumarole (Favara Grande, Grotta del Bagno Asciutto, Fossa della Pernice, Cuddia di Mida) e sorgenti di acque calde (Bagno dell'Acqua, Porto di Scauri, Nicà, Punta S. Gaetano e Gadir). In virtù di questi elementi, il vulcanismo sull'isola è tutt'altro che estinto.

Testo di Vittorio Zanon ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) e Marco Neri ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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