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Figura 1. I crateri sommitali (in alto a destra) e il complesso campo lavico formato durante la serie di episodi di fontane di lava dal Nuovo Cratere di Sud-Est fra gennaio 2011 e aprile 2012, visti dall'elicottero il 27 giugno 2012.

ETNA

Durante l'intervallo fra febbraio e giugno 2012, la serie di episodi di fontana di lava (parossismi) del Nuovo Cratere di Sud-Est iniziata a gennaio 2011 è continuata, con un episodio nel mese di febbraio, due a marzo, e tre episodi nel mese di aprile. La fenomenologia durante questi episodi è generalmente stata molto simile, con fontane di lava alte diverse centinaia di metri, colonne eruttive che si sono alzate alcuni chilometri sopra la sommità del vulcano, e colate di lava che si sono riversate sulla ripida parete occidentale della Valle del Bove. Ripetutamente, le colate laviche hanno invaso terreni coperti da una spessa coltre di neve, provocando violente interazioni esplosive fra lava e neve in scioglimento, risultando in flussi di vapore e cenere somiglianti a flussi piroclastici, nonché piccoli lahar (flussi di fango). L'ultimo episodio di fontana di lava è avvenuto il 24 aprile, dopodiché il vulcano è rimasto in uno stato di quiete, interrotta solo da una singola esplosione alla Bocca Nuova il 8 maggio 2012.

Durante tutto l'intervallo sono inoltre continuate, con notevoli fluttuazioni nella loro frequenza e intensità, le solite esplosioni profonde all'interno del condotto del Cratere di Nord-Est, accompagnate da un forte degassamento e da boati udibili chiaramente dall'orlo craterico. Un degassamento intenso è stato periodicamente osservato anche alla Bocca Nuova.

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Figura x. Parossismo al Nuovo Cratere di Sud-Est del 24 aprile 2012 visto da nord-est. Si vede come la nube di cenere viene inizialmente spinta verso nord (destra) dal vento all'altezza della sommità del vulcano. Alzandosi più in alto, la nube entra in un vento diretto più verso est, e viene girata in questa direzione. Dovuto a questi diversi regime di vento, la dispersione del materiale piroclastico - cenere e lapilli scoriacei - interessa un settore insolitamente largo, dal fianco settentrionale a quello orientale, con numerosi centri abitati. Foto ripresa da Elisabetta Ferrera, Università di Catania


STROMBOLI

Lo Stromboli attualmente si trova in uno stato di attività eruttiva persistente, con esplosioni di medio-bassa entità da diverse bocche eruttive nell'area craterica sommitale. Nei mesi di febbraio-aprile 2012, l’attività si è svolta con le solite fluttazioni. L’attività è avvenuta dalle due aree crateriche, poste nei settori nord e sud della terrazza craterica, e non è stata accompagnata dalla formazione di colate laviche. Eventi esplosivi maggiori nel periodo sono avvenuti il 15 febbraio e il 6 marzo, e sono descritti più dettagliatamente nei paragrafi seguenti.

Dovuto a un guasto tecnico avvenuto il 14 febbraio, le telecamere (termica e visiva) poste sul Pizzo sopra la Fossa, l'osservazione dei fenomeni eruttivi è stata molto limitata; la trasmissione di immagini da queste telecamere è stata ripristinata il 3 maggio.

L’evento esplosivo maggiore verificatosi a Stromboli alle 22:08 GMT del 15 febbraio è stato prodotto dalla bocca N2 situata nell’area settentrionale della terrazza craterica ed è stata accompagnata da una forte attività esplosiva da almeno una bocca situata nell’area meridionale della terrazza craterica. L’esplosione di apertura è stata registrata alle ore 22:08:26 seguita da almeno 5 eventi esplosivi. Alla sequenza esplosiva ha fatto seguito una fase d’intenso fontanamento (spattering) dalla bocca N2. Questa sequenza esplosiva ha prodotto un pennacchio vulcanico che si è disperso in direzionale O-NO causando l’abbondante ricaduta di prodotti incandescenti sulla parte alta della Sciara del Fuoco. Le guide vulcanologiche, che hanno eseguito una ricognizione in aerea sommitale il 17 febbraio, hanno riportato la ricaduta di bombe, in genere di piccole dimensioni, e soprattutto di lapilli sul Pizzo e sulle aere circostanti fino alla Valle della Luna a sud. La repentina rimozione dei prodotti accumulati su un pendio dell’alta Sciara del Fuoco ha causato una frana che ha alzato una nube di ceneri.

Dopo questo episodio, i crateri sommitali del vulcano hanno mostrato un’attività esplosiva più vivace e un fontamento pressoché continuo (spattering) dalla bocca N2 interrotto da sporadiche esplosioni di bassa intensità osservate in particolare dopo le 4.06 GMT quando sono state registrate alcune esplosioni più forti in un intervallo di alcuni minuti. L’attività di fontanamento si è protratta fino alle ore serali del 16 febbraio.

L’evento esplosivo maggiore del 6 marzo è stato registrato alle ore 06:43:52 (± 1 sec) GMT ed è stato prodotto dalla bocca più settentrionale (N1) della terrazza craterica (Fig.1.2 A-B). Esso ha prodotto una cospicua ricaduta di brandelli e bombe sull’alto versante settentrionale della Sciara del Fuoco. La ricaduta di bombe più ampia è stata osservata a NO, sulle pendici della Sciara probabilmente fino a bassa quota, comunque nella fase iniziale dell’evento la messa in posto dei brandelli aveva una direzione preferenziale verso N e NE ed era accompagnata da una nuvola di prodotti caldi più fini che potrebbero essere ricaduti sul Bastimento fino a quota 400.

Questo evento è stato seguito da alcune piccole esplosioni dalla medesima bocca e poi alle ore 06:45:22 (± 1 sec) UTC da un'altra esplosione maggiore, generata dall’altra bocca (N2) situata nell’area craterica nord, la stessa bocca che aveva prodotto l’esplosione maggiore del 15 febbraio scorso. Questa seconda esplosione ha prodotto un minor numero di bombe, che però hanno avuto una dispersione più ampia soprattutto sui quadranti N e NE e possono essere ricadute sul Bastimento, gli shelter e l’area del Pizzo. Durante una ricognizione effettuata alcune ore dopo l’evento, per effettuare operazioni di manutenzione delle infrastrutture di monitoraggio sul Pizzo, il personale INGV non ha rilevato prodotti di ricaduta lungo il percorso dagli shelter al Pizzo. Questo fatto non esclude che alcune bombe possano essere cadute su questa aerea ma ridimensiona drasticamente la portata del fenomeno.

Le due esplosioni sono state seguite da circa 20 di minuti di spattering interrotto da alcune piccole esplosioni principalmente dalla bocca N1, le cattive condizioni di visibilità hanno limitato l'osservazione dei dettagli di questa attività. Nelle ore successive è stata osservata una graduale ripresa della normale attività stromboliana dalla bocca N1 e successivamente da quelle situate nell’area Sud.

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